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PIER AUGUSTO
BRECCIA
Pittore Filosofo - Ermeneuta
"La Scienza cerca nei fenomeni
la ragion d’essere d’ogni realtà. La Filosofia cerca nell’Essere
la ragion d’esserci d’ogni fenomeno.
L’Arte cerca nel mistero dell’eterna armonia l’ultimo principio
dello stesso Essere"
P.A. Breccia
Pier Augusto
Breccia è nato a Trento (Italia) il 12 aprile
1943 da Elsa Faini di Trento ed Angelo Breccia
di Porano (Orvieto). Dal 1948 vive a Roma, dove
ha compiuto l’intero curriculum dei suoi studi.
Chirurgo il padre, capo-sala di camera
operatoria la madre, si può dire che dal punto
di vista professionale il futuro chirurgo
Breccia fosse già un "figlio d’arte".
Fin dalla sua adolescenza egli respirò
l’atmosfera chirurgica della sua famiglia,
seguendo il padre nella sua professione medica,
ammirandone la capacità di sacrificio, l’
abilità tecnica e le qualità umane. Suo padre,
dunque, fu per lui primo grande maestro. Ma già
durante la giovinezza la sua predestinazione
chirurgica entrò in qualche modo in conflitto
con la sua particolare inclinazione verso il
mondo umanistico. Tra i 14 e i 15 anni,
affascinato da Dante, studiò con passione la
Divina Commedia, imparando ad apprezzarne i
contenuti artistici universali al di là delle
rappresentazioni allegoriche. Si dedicò,
inoltre, allo studio dei poemi di Omero e
Virgilio.
A 16 anni, appena affrontati gli studi classici,
scoprì subito il fascino del mondo greco, sia
dal punto di vista filosofico che da quello
artistico. Per proprio conto tradusse in
endecasillabi sciolti l’Antigone" di Sofocle e
il "Prometeo legato" di Eschilo, pubblicati
dall’Editore Signorelli nel 1960-61 ed accolti
con favore dei critici letterari di importanti
quotidiani nazionali. Tradusse inoltre, in
quello stesso periodo, i "Dialoghi" di Platone,
attraverso i quali poté conoscere Socrate, che
fu per lui un altro grande maestro.
A 18 anni conseguì la maturità classica presso
il Liceo Giulio Cesare di Roma, distinguendosi
fra i miglio-ri studenti d’Italia. Nel 1961
intraprese gli studi universitari e, dopo un
tormentato periodo di conflitto interiore tra la
sua "predestinazione" familiare e la sua
"vocazione" personale, il fascino della figura
paterna finì per prevalere. Si iscrisse dunque
alla Facoltà di Medicina e Chirurgia
dell’Università Cattolica di Roma, proprio
nell’anno della sua inaugurazione. Ne1 luglio
1967, per il brillante curriculum, fu scelto per
ricevere la prima laurea della nuova Facoltà,
ottenendo il massimo dei voti, e la lode. Le sua
tesi di laurea riguardò un soggetto
cardiochirurgico. Subito dopo egli si dedicò
completamente alle cardiochirurgia, frequentando
in tempi successivi il Centro di Chirurgia
Toracica e Cardiovascolare del Karolinska
Sjukhuset di Stoccolma, e lavorando a Roma
presso l’Università Cattolica (Policlinico A.
Gemelli) come cardiochirurgo, fino a raggiungere
le qualifica di Professore Associato di
Chirurgia presso la stessa Università.
All’inizio degli anni ‘80 aveva già conseguito
tre specializzazioni chirurgiche, prodotto oltre
50 pubblicazioni scientifiche ed eseguito circa
1000 interventi sul cuore.
Suo padre nel frattempo era morto (1978). In
quel periodo Breccia scoprì, in un modo del
tutto casuale, una capacità di disegnare che
egli non aveva mai saputo di possedere. Per
circa un anno si esercitò nel disegno, copiando
un po’ di tutto; finché all’improvviso,
drammaticamente ed inspiegabilmente, nel 1979 la
vocazione umanistica della sua giovinezza,
maturata in vent’anni di esperienza
medico-chirurgica, emerse da sotto la crosta e
la frantumò.
In due anni egli preparò la sua "opera prima"
(0ltreomega) presentata nell’ Ottobre 1981 dal
famoso Critico e Poeta Cesare Vivaldi, Direttore
dell’Accademia di Belle Arti di Roma.
Il lavoro di Breccia fu accolto con
straordinario entusiasmo sia da parte della
Critica che del pubblico e fu riproposto nel
l982 con lo stesso successo, sia A Roma che a
Milano.
Negli anni successivi tenne altre mostre
personali in molte città d’Italia e fuori del
suo Paese. Il suo coinvolgimento con l’arte
divenne però così pieno e profondo, che
nell’Agosto 1983 decise di prendere un periodo
di aspettativa dalla sua posizione di chirurgo.
Nel Febbraio 1984 si dedicò alla stesura e alla
pubblicazione del libro "L’Eterno Mortale", in
cui espresse il suo punto di vista artistico-culturale e propose la sua filosofia
estetica.
Nel Gennaio 1985 la sua Pittura presentata per
la prima volta a New York presso la "Gucci
Galleria" e subito dopo presso la "Arras
Gallery" con crescente successo.
Nel Marzo dello stesso anno rassegnò le
dimissioni dalla sua professione di chirurgo e
nell’ottobre riscosse un nuovo successo
internazionale con una mostra antologica
organizzata da Arras Gallery e sponsorizzata
dalla Fondazione Charles Jourdan a Zurigo.
Nel 1986 l’artista si trasferiva a New York per
proseguire la sua esperienza negli Stati Uniti,
dove poi viveva,lavorava. ed esponeva per la
maggior parte del suo tempo
fino al 1996, quando decideva di rientrare in
Italia al fine di ottenere un riconoscimento
culturale per il suo lavoro nel Proprio Paese.
Allo scopo ha allestito una "collezione
permanente" delle sue opere maggiori e recenti
in un ampio studio-ateliér, in Roma, aperto ai
Critici, agli Sponsors e a quanti sono
interessati ad organizzare mostre antologiche in
spazi istituzionali, o semplicemente a prendere
visione del suo lavoro ventennale attraverso i
molti esemplari dei diversi periodi (grafite,
matite colorate, pastelli ad olio, dipinti ad
olio su tela) e a confrontarsi con i vari temi
che emergono dalle sue immagini (l’Essere,
l’Esistere, la Conoscenza, la Volontà, la
Religione, l’Arte, la Vita e la Morte, la
Natura, ecc.).
Negli ultimi tre anni la pittura di Breccia ha
già ottenuto i suoi primi riconoscimenti
istituzionali in Italia, con alcune grandi
rassegne in sedi storiche (Palazzo dei Pomi,
Viterbo - Teatro Comunale, Fiuggi - Palazzo dei
Sette, Orvieto) patrocinate dallo Stato e
sostenute da prestigiosi sponsors privati (Fiat,
Eni, Istituti Bancari).
Rapidamente distintosi sulla scena dell’arte
contemporanea per l’originalità e per la
ricchezza del suo linguaggio pittorico, Breccia
ha raggiunto in più di vent’anni di completa
dedizione al proprio lavoro, la sua piena
maturità come uomo e come artista, ampliando ed
approfondendo, passo dopo passo, la sua
consapevolezza, la sua tecnica e la sua
filosofia.
E’ sufficiente, in proposito, considerare il
monumentale volume "Animus-Anima", pubblicato
nel 1992 dall’Editrice "Vita e Pen-siero"
dell’Università Cattolica di Milano, dove egli
esprime con estremo rigore e con grande
chiarezza la sua visione artistico-filosofico
dell’uomo e del mondo attraverso un’analisi
retrospettiva di oltre 500 immagini da lui
elaborate fino ad allora. Nel 1999, in un nuovo
libro non meno importante ("L’Altro Libro: il
linguaggio sospeso dell’ autocoscienza"- Di
Renzo Ed. Roma) Breccia raccoglie, inoltre,
insieme ad un centinaio di nuove immagini, anche
i suoi scritti narrativi e saggistici ancora
inediti e una nutrita serie di estratti critici
redatti in più parti del mondo intorno alla sua
pittura.
La sua più recente pubblicazione (2000),
intitolata "I Giorni della Creazione", propone
un ciclo di nove dipinti ispirati alle prime
pagine della Genesi, esposti in Sinequanon.
Oggi Breccia è un artista rinomato in campo
mondiale, il cui linguaggio testimonia non solo
la coerenza e l’impegno di una profonda
metamorfosi dell’Uomo di Scienza (prettamente
analitico) nell’Uomo di Fede (prettamente
intuitivo), ma pure risponde all’ansia di
cambiamento della nostra civiltà occidentale dai
paradigmi del razionalismo positivista a quelli
di un nuovo umanesimo: un umanesimo integrale
che non sia anti-, ma piuttosto
post-materialista; un umanesimo che non sia
semplicemente un Neo-Rinascimento, ma che si
proponga in se stesso come vera e propria
rinascita dell’Io Naturale dell’Uomo d’oggi,
nell’Io Trascendentale dell’Uomo di domani.
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