STORIA DEL CIOCCOLATO

 

 

Non si può parlare di cioccolato se non si è prima  parlato di  cacao,

seme prodotto da una pianta il cui nome significa cibo degli dei

(facilmente comprensibile il perché):

la Theobroma cacao, originaria del Sud America.

La mitica pianta produce per tutto l’anno dei frutti,

dai quali vengono estratti i semi di cacao per l’appunto.

Le prime coltivazioni risalgono all’incirca attorno al 7 secolo d.C.,

per opera dei Maya, che utilizzavano i semi come moneta di scambio,

e successivamente come elemento base del calcolo.

Quando gli Aztechi conquistarono i territori Maya,

il seme del cacao divenne tributo d’imposta

a carico delle popolazioni sottomesse.

Le caste privilegiate delle civiltà precolombiane

consumavano il cacao miscelandolo con vaniglia,

miele oppure succo d’agave, mentre i ceti inferiori

lo facevano bollire insieme al granoturco.

Già in questo periodo, ai tempi di Montezuma,

gli si attribuiva un potere afrodisiaco... provare per credere!

Quando Colombo sbarcò nelle Americhe non si curò né dei semi di cacao,

né della dolce bevanda che si ricavava da essi.

Fu Cortes a importare in Europa i primi semi,

 insieme agli strumenti per la coltivazione.

L’uso di bere la cioccolata venne introdotto

 alla corte di Francia da Anna d’Austria,

moglie di Luigi XIII, ma il Papa Pio V,

uomo dai gusti alimentari contro corrente,

lo trovò disgustoso (sacrilegio!). Per fortuna,

grazie al cardinale Brancaccio non venne condannato dalla Chiesa.

Purtroppo in Germania Federico I di Prussia

ebbe la «brillante» idea di tassarlo.

Nonostante gli ostacoli, durante tutto l’arco del XVIII secolo,

 il cioccolato contagiò prima le corti e poi tutto il continente europeo,

 sbarcando successivamente negli Stati Uniti e in Africa.

Il primo cioccolato al latte, invece, naque nel 1879,

 prodotto dal signor Lindt… italiano? No, svizzero!